CYBERPUNK REINASSANCE: Level 00

Chi di voi ha mai sentito parlare di Cyberpunk?

Non è di certo un termine nuovo ai più dal momento che si tratta di un movimento che influenza le nostre mode da ormai quasi 40 anni, e che da qualche anno a questa parte ha ripreso a ispirare l’immaginario di numerosi artisti e pezzi d’arte.  Ci basta guardare a tutta l’ultima ondata di produzioni a genere scifi, come Blade Runner: 2049, Ready Player One, Black Mirror, e che ci crediate o no, per vie traverse anche Stranger Things.

Come siamo riusciti dunque a tornare indietro mentre spingevamo verso il futuro?

Ciò che negli anni 80 sembrava volutamente essere un movimento artistico fuori dal tempo, non ebbe l’occasione in quegli anni di rapire gli occhi e le menti di mondo che ancora non possedeva la tecnologia adatta per far giustizia a tali ideali grafici. Blade Runner, The Matrix e pochi altri sono riusciti a funzionare da nudi pilastri in grado di sorreggere sulle loro spalle l’eredità del movimento, pur non godendo di un corredo artistico adeguato. La maggioranza delle produzioni visive del tempo presentavano realizzazioni e utilizzo di effetti speciali e digitali che, salvo alcuni casi, non garantivano ancora una resa credibile per l’occhio del pubblico. Gli scenari e le atmosfere che si volevano rappresentare erano spesso troppo ambiziose per ciò che si aveva a disposizioneSoftware di composizione e modellazione grafica erano difficili da ottenere, costosi, e soprattutto il capitale umano investito sul settore era ridotto in confronto ad oggi. Insomma, meno mezzi, meno designer, meno idee. Eppure, anche le produzioni che riuscivano a presentare eccellente fatture sono finite per scontrarsi contro un piattume di fondo che appesantiva il risultato finale: era difficile trovare profondità, oltre all’appagamento estetico. Non era frutto di un asetticità architettata per trasmettere la freddezza di un futuro scuro, distopico e metallico, bensì la banalità di uno scenario di partenza affascinante, il quale si rivelava poi non aver storie da raccontare.

Entriamo dunque in CYBERPUNK REINASSANCE, per cercare di capire come, perchè e sotto quali vesti questo movimento che accomuna presente e passato sia tornato così prepotentemente nel nostro immaginario collettivo.

HIGH TECH, LOW LIFE

Non è semplice entrare nel merito di che cosa sia effettivamente il Cyberpunk senza rischiare di confonderlo con una fantascienza fata solamente di azione e luci al neon.

Si tratta infatti di un movimento artistico e culturale il quale si concentra sulle problematiche moderne dovute a alla corsa sfrenata verso un progresso tecnologico ormai privo redini, accompagnato da problematiche che affliggono la società contemporanea come crimine, corruzione, industrializzazione estensiva e rovina ambientale.

Non è dunque arduo imbattersi in scenari più o meno distopici, in cui il l’avanzamento tecnologico si è sviluppato in maniera inversamente proporzionale alla qualità della vita dell’essere umano, da qui l’espressione high tech, low life. Viene infatti rappresentato un possibile futuro in cui le metropoli si estendono fino a diventare finte giungle di metallo, neon e cemento armato, in cui i più ricchi sono fortunati abbastanza di abitare a ridosso della superfice di questi mostri architettonici e sono in grado di vedere il cielo. Un cielo che però si presenta perennemente buio in seguito ad irreparabili crisi ambientali dovute allo sconsiderato sviluppo tecnologico. I meno abbienti invece si trovano a rifugiarsi nella pancia della città, su vie, ponti, tunnel ed edifici che in un passato erano in grado di vedere il cielo, ma che adesso si trovano sovrastati dagli strati urbani superiori che li privano totalmente di luce ed aria pulita.

Ma non finisce qui, alla bassa qualità della vita si aggiunge per l’individuo una condizione sociale pressoché inesistente: le relazioni interpersonali sono rare e fredde, l’ambiente esterno e la situazione socio-politica spesso non facilitano lo svolgimento di una vita ordinaria, e la tecnologia è cardine del principio di deumanizzazione dell’individuo. Da chi si lascia alienare decidendo di vivere in realtà virtuali, a chi invece cede la propria umanità sostituendo la carne con il metallo.

Da qui nascono allora tematiche che vanno oltre le problematiche sociali e ambientali. Vengono esplorati i risvolti psicologici ed emotivi di una vita in tali condizioni, che spesso risultano essere più complessi di quanto un mondo così freddo possa permettere, rendendo chiaro un concetto ben preciso: le paure e le problematiche personali che affliggono l’essere umano trascendono geografia ed epoca temporale; esse accompagneranno l’uomo finché egli non si disferà della propria coscienza.

A BOLD APPROACH

Come fare allora per dipingere uno scenario cosi cupo e scarsamente promettente per la razza umana senza farlo risultare eccessivamente tetro e privo di speranze?
Come fare ad intrigare un pubblico senza spaventarlo eccessivamente?

Com’è ovvio, la risposta è stata l’allontanarsi il più possibile dal realismo e dalla normalità, per la creazione di un immaginario all’insegna del contrasto e della giustapposizione. Grafiche non convenzionali, composte da elementi che appartengono a sfere opposte. I colori contrastano, sfruttando tonalità luminose o fluoerescenti su sfondi neutri come bianchi e neri. Vengono riprese le interfacce grafiche dei vecchi computer anni ’90, per invogliare un’atmosfera vintage: è infatti difficile comprendere la collocazione temporale di parecchie illustrazioni, storie o rappresentazioni. Quello che può essere facilmente percepito come un futuro remoto potrebbe essere decisamente più vicino, perchè siamo tutti consci della velocità esponenziale in cui si muove il progreso scientifico e tecnologico. Uno stato esistenziale che porta i protagonisti a vivere tra l’indecisione e l’insicurezza verso il domani, portandoli dunque ad adottare gli atteggiamenti e tecnologico. 

Uno stato esistenziale che porta i protagonisti a vivere tra l’indecisione e l’insicurezza verso il domani, portandoli dunque ad adottare gli atteggiamenti e i look punk che hanno contribuito a fare la storia del design e della moda. In termini grafici, questa punk attitude viene rappresentata con scritte carismatiche, solide e autoritarie. Caratteri tipografici stravaganti, che richiamano l’attenzione perché provengono da un mondo in cui le leggi vigenti sono dimenticate, e seguendo le regole nella giungla non si sopravvive.

La ricerca della bellezza e dell’estetica addolciscono il brutale impatto iniziale. Essendo che questo movimento si incentra su futuro distopico, povertà e tecnologia ingombrante, gli artisti si impegnano nella cura e ricerca del bello anche dove è arduo trovarlo, anzi, essi affermano proprio che l’estetica è un tratto imprescindibile della natura umana. Anche nelle condizioni più estreme il nostro istinto ci spinge verso la cura per lo stile, creiamo mode, creiamo arte e da essa ci lasciamo estasiare. Tanto che anche qui è la figura femminile a farla da padrona. Ancora una volta, per rompere le catene con un passato stantio e monotono, dai personaggi protagonisti alle rappresentazioni più marginali si ripete la figura della donna-soldato dalle linee armoniche, rappresentazione di un aspetto umano come la sessualità, un’altro tratto istintivo che per natura preserviamo e coltiviamo a discapito delle condizioni in cui ci troviamo.

Molto forte è anche l’influenza Giapponese e Sovietica a livello di design.

Lo stile cyberpunk per definizione non prevede regole o linee guida. L’arte punk si basa sul partire da un’ispirazione esistente sperimentando oltre ai confini di chi è passato prima di noi. L’appartenenza ad un determinato movimento non si determina tramite l’utilizzo di determinate tecniche, linee o colori – per quanto la combinazione magenta-cyan in questo ambito sia regina – bensi tramite l’espressione dei suddetti concetti.

A GLANCE AT HISTORY

Il termine Cyberpunk apparve per la prima volta come titolo del racconto breve di Bruce Bethke nel Novembre 1983.
Il termine si divide in due parole,
cyber e punk. Il primo fa riferimento alla cibernetica, ramo della scienza pura e applicata, che si prefigge lo studio e la realizzazione di dispositivi e macchine capaci di simulare le funzioni del cervello umano, autoregolandosi per mezzo di segnali di comando e di controllo in circuiti elettrici ed elettronici o in sistemi meccanici. Il termine cyber rimarca dunque l’attrazione dell’uomo verso il tentativo di replica della vita attraverso il processo tecnologico, al netto dei risvolti incontrollabili che tale pratica può provocare. Il secondo termine si rifa al movimento anarchico ed estremo che ha messo in apprensione il mondo durante gli anni ’70 e ’80. Dal significato originale di marcio o spazzatura, il termine punk è diventato sinonimo di una persona o un movimento ribelle ed antisociale, il quale sposa i valori anarchici per il puro gusto di ribellione. Sposandosi in Cyberpunk, i due termini rappresentano il matrimonio tra tecnologia ed individualismo. Ogni personaggio ha il suo character design speciale, che lo differenzia dagli automi grigi e prefabbricati dei classici racconti distopici, ma ancor più significativo è il fatto che ogni protagonista di un racconto Cyberpunk ha un suo pensiero, una sua visione del mondo: difficilmente agisce per una società che ha ormai perso il concetto di collettività e comunità, bensì egli – o ella – opera solamente per se stesso e per i valori che ancora lo ancorano ad un barlume di umanità.

Ed è proprio di questo che si interroga un colosso come Blade Runner, la cui graphic novel di ispirazione – nonché titolo originale – è Do androids dream of electric sheep?. Come da titolo, il racconto investiga su cosa significa essere umani e su cosa realmente differenzia la nostra intelligenza da una artificiale, e dunque si chiede: come noi contiamo le pecorelle per addormentarci, anche gli androidi sognano ovini elettronici? Condividiamo gli stessi valori, processi morali e neurali di ciò che noi consideriamo un nostro surrogato inanimato?

E fu così che Blade Runner portò tematiche così profonde agli occhi del grande pubblico, le quali non parevano essere poi così lontane da quello che sarebbe potuto diventare un futuro certo. La moda non durò molto però, perdendo decisamente grip intorno agli anni 2000 – eccetto poche eccezioni come The Matrix o Terminator – e diventando velocemente un prodotto kitsch, anacronistico ed una manifestazione di una fantasia esagerata e poco a contatto con la realtà delle cose. D’altronde, avvicinandosi al nuovo millennio, con l’esplosione di internet ed i primi spazi web, il grande pubblico si aveva iniziato ad accomodarsi all’idea di trovarsi già nel futuro, e che tutto ciò che fosse cyberpunk rappresentasse solo un possibile scenario che non si era manifestato.

Fu dunque verso la fine degli anni ’10 del terzo millennio che ebbe luogo la vera e propria primavera di questo filone narrativo ed artistico. Presi da un ripresentarsi di alcune delle preoccupazioni del millennio precedente, come una gestione ambientale negativa ed una presenza sempre più predominante del fattore tecnologico nelle nostre vite, ci siamo trovati a vivere esistenze virtuali e realtà aumentate nell’era di massimo splendore del culto dell’individuo. Aggiungendo questi fattori alla saturazione artistica odierna ed alla voglia di ricerca nel passato, abbiamo assistito ad una metodica rivisitazione delle immagini, dei suoni e delle tematiche tanto in voga 40 anni fa. Dunque il Cyberpunk non solo si è ripresentato con prepotenza e ragion d’essere, ma ci ha dato modo di aprire le porte ad altri movimenti e ne ha ispirati di nuovi. 

Cyberpunk Reinassance è una rubrica di demetra si occuperà di analizzare il riverbero di una delle correnti artistiche più rumorosa degli ultimi anni. Esploreremo le ramificazioni in qualsiasi ambito artistico, dal design alla musica, dai videogiochi ai fumetti, passando per gli altri prodotti di intrattenimento. Andremo a scoprire i differenti generi e sottofiloni del movimento stesso come il retrowave, il lo-fi, lo steampunk, il neo-futurismo, il brutalismo e tanti altri, ma tutto questo in modo punk: senza un percorso didattico e preimpostato ci inoltreremo nello studio di tutti quei movimenti artistici che cercano conciliare il passato con il futuro.